Monday, July 17, 2006

Un napoletano ha promosso in rete una rivolta contro un balzello ritenuto iniquo: Il suo appello raccolto da Grillo è arrivato a Bruxelles

Scrivono sulla petizione D'Ambra:

l'unione sarda

Solo soletto, il napoletano Andrea D’Ambra ha dichiarato guerra ai gestori dei telefoni cellulari. Unica arma, una petizione sulla rete Internet. Oggetto del contendere, un’anomalia tutta italiana: gli impopolari costi di ricarica che arrivano a incidere sino al 40 per cento sul prezzo totale della carta: una compagnia telefonica è arrivata a pretendere 2 euro di fisso ogni 3 di traffico acquistato. Mentre in Grecia, solo per fare un esempio, la “nostra” Tim non applica alcuna gabella al costo della scheda ricaricabile. Provare per credere: www.tim.gr, il sito è anche in inglese. Dietro la faccia da studentello

ventiduenne nella facoltà di Scienze politiche, D’Ambra cela un coraggio degno di Davide. Utilizzando passaparola, posta elettronica e, giura, senza «alcun collegamento» con le associazioni dei consumatori, dai primi di aprile ai primi di maggio

ha raccolto 60mila firme in Rete contro il balzello telefonico. Beppe Grillo lo ha ospitato nel suo blog e i consensi sono

incredibilmente decollati. In meno di 24 ore nel sito www.aboliamoli.eu altre 50mila persone hanno sottoscritto il documento da inviare alla Commissione europea: «Sottoscrivo per l’abolizione dei costi di ricarica per i telefoni cellulari. È una cosa che accade solo in Italia mentre in tutti gli altri paesi europei si paga ciò che si consuma. In Italia, oltre al consumo,

devi anche pagare il “costo della ricarica”, un’invenzione dei gestori telefonici per fare ancora più soldi a scapito di

noi consumatori» Il Grillo nazionale, come al solito, rincara la dose e parla chiaro: «Paghiamo per il telepass oltre che per il pedaggio, per il pagamento via carta di credito oltre che per la benzina, per la possibilità di ricaricare il cellulare oltre che per la ricarica, per poter pagare una bolletta on-line oltre che l’importo della bolletta. Insomma paghiamo il nulla. Le aziende ci stanno facendo pagare le transazioni di pagamento, incantesimi dell’etere, furti legalizzati».

La questione è così tanto sentita che in cinque giorni il numero delle firme supera quota 200mila per sfondare le 300mila il 24 maggio scorso. Il 7 giugno un voluminoso plico carico di sottoscrizioni vola al Palazzo Berlaymont di Bruxelles. Nel frattempo D’Ambra è diventato una celebrità. Il napoletano contro le super-ricariche partecipa a programmi televisivi, i giornali lo intervistano: «Ho deciso di intervenire con questa petizione dopo aver visto, viaggiando, la differenza che esiste tra il nostro paese e gli altri». E la Commissione europea gli risponde: «Mi preme sottolinearLe che la Direzione

generale della Concorrenza della Commissione europea tiene nella massima considerazione quanto da Lei indicato ed ha provveduto a prendere contatto con le Autorità italiane al fine di ottenere ulteriori informazioni su quanto da Lei denunciato ». Firma, Angel Tradacete Cocera, direttore dell’Unità Cartelli, Industrie di Base ed Energia, della Direzione generale Concorrenza. Per il piccolo Andrea è il classico passo da gigante. La sua iniziativa si trasforma in una valanga. Nel sito Internet Aboliamoli.eu è scrupolosamente documentata l’escalation con una rassegna stampa interminabile sino al risultato più importante. Il 3 giugno scorso l’Ansa scrive: «Un’indagine di Antitrust e Agcom sarà condotta dalla settimana

prossima sui costi agli utenti per la ricarica dei telefonini con Ricaricard. Lo ha annunciato il presidente dell’Agcom

Corrado Calabrò spiegando che a tale scopo sarà firmato un protocollo d’intesa». Se si tratterà di un abuso sarà l’Antitrust

ad intervenire, se invece si configurerà una violazione delle regole la sanzione sarà dell’Autorità garante della concorrenza. «L’indagine nasce dalla denuncia di Andrea D’Ambra». Ora le firme sono più di 350mila, D’Ambra prepara una seconda spedizione alla Commissione europea dopo aver raccolto i soldi per la prima con una colletta telematica. Ha fatto pure le magliette che vende a 10 euro: «Il ricavato servirà ad inviare le firme non ancora spedite, dalla 300.001esima in poi». Un successone.

WALTER FALGIO

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